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Sbloccare l’energia è il primo compito dei nostri manager italiani – di Lorena Bullo

“Compito del Manager avere il coraggio farsi accompagnare nel nutrire la sua ricchezza per riconoscersi e farsi riconoscere come vero Leader”

– Il manager che scrive è Federico Dossena che nel giro di neanche 3 anni decide di lasciare l’azienda e di riconoscersi vero Leader.
Sceglie me, Lorena, come sua Coach Professionista esperta di Ruoli organizzativi, ex Head Hunter per disegnare nuovamente la sua carriera.
Lavora sulla sua leadership, capisce che lui è già leader solo che ancora non riconosciuto tale dalla sua azienda dell’espoca. Fu così in poco tempo e a 50 anni suonati, si mette completamente in gioco: da Head Of Pre-Consumer Recycled Paper Sourcing ruolo consolidato e riconosciuto in UPS passa direttamente alla carica di Managing Director Italia Francia Spagna in DS Smith Recycling.
Ecco il suo racconto nella versione integrale:
“Ascoltando il “sentiment” dei lavoratori italiani, di questi tempi, c’è da stare ben poco allegri.
Gli effetti della crisi finanziaria, le incertezze trasmesse dalla classe politica, le conseguenze del dissesto geologico del Paese non offrono una gran varietà di puntelli di ottimismo a cui appigliarsi durante la giornata lavorativa. E, anche se taluni ottimisti entusiasti, quelli capaci di cogliere anche il minimo segnale di inversione di tendenza, già vaticinano una incombente “ripresa”, la maggioranza del mondo professionale è condizionata da un diffuso senso di scoramento.
La mancanza di entusiasmo – e quindi d’iniziativa- è la condizione da dover capovolgere per generare nuovamente un circolo virtuoso che dia nuovo stimolo al sistema nel suo complesso.
‘Ma a quali prospettive ci si può affidare se non abbiamo un futuro in cui credere ed ispirarci?’
Questo l’interrogativo, più o meno palese, è quello rivolto oggi in azienda ai manager a cui è necessario saper dare risposta per fermare l’ingenerarsi di pericolose spirali di contagioso pessimismo.
Che cosa possiamo fare, nel ruolo di manager e di persone coinvolte dagli effetti che la crisi porta nelle nostre Aziende?
Come possiamo raccogliere, convogliare e trasformare positivamente le rabbie che ci attraversano per ridare slancio, sbloccare l’energia imprigionata nell’incupirsi quotidiano, fornire nuova linfa alla motivazione di chi sta attorno e a noi stessi?

Chi scrive, ben lungi dall’aver a portata di mano le risposte a tali spinose questioni ma, essendo a sua volta coinvolto dagli effetti che la situazione comporta, ha scelto di intraprendere un percorso di supporto manageriale di “Formazione Comportamentale’ per rinnovare il proprio modo di porsi nei confronti dei portatori (giustificati) di ansia e sfiducia.

Guidato da una Coach Professionista, ovvero persona esperta nella gestione delle relazioni interne e esterne all’azienda, si è avviato un lavoro di analisi critica del ‘comportamento abituale’, consolidatosi nel corso del tempo passato, quando le difficoltà organizzative erano di altra natura.
L’obiettivo ora è modulare in modo diverso la reazione nei confronti delle situazioni critiche e relazionarsi con maggior vigore costruttivo alle persone, colleghi alla ricerca di indicazioni utili per confermare e rinforzare la propria sicurezza (di lavoratori e Uomini).
Il ruolo del Coach, paradossalmente indifferente al tipo di business dell’organizzazione ma focalizzato sul come le persone vivono il ruolo che rivestono nel contesto, aiuta a far maturare le domande chiave da porsi per potersi concentrare sull’obiettivo perseguito dall’intera struttura nel suo complesso come nelle occasioni ad hoc: dalla singola riunione di dipartimento all’incontro di vendita per rinegoziare il prezzo del prodotto.
Sapersi concentrare per chiarire le ragioni che sottendono all’ottenimento del risultato voluto, individuandone l’essenzialità, guidano a comprendere il “cosa” e “come fare” per raggiungerlo sfruttando al meglio le capacità di ogni individuo. Senza fraintendimenti o distrazioni nei confronti di potenziali sotto-obiettivi che potrebbero emergere strada facendo, ma esplicitando le potenzialità ed i talenti di cui ciascuno dispone.
È doveroso sottolineare qui come abituarsi a porsi/porre domande che tendono all’essenza delle cose non sia un esercizio a cui si ricorre frequentemente. Infatti, i paradigmi che ciascuno si è costruito nel tempo facilmente portano a dare per scontati una serie di atteggiamenti e reazioni che possono rivelarsi invece fuorvianti rispetto agli obiettivi che oggi ci si sta ponendo.

La sorpresa cui si può giungere applicando un diverso modulo comportamentale è scoprire che le soluzioni applicabili ai problemi/difficoltà/opportunità considerati possono essere molteplici, svariati nel modo e merito, potenzialmente illimitati, ovvero appartenenti ad un ‘gioco aperto senza soluzione’ che, anziché condurre ad una sola, amplia il novero di soluzioni disponibili potenzialmente all’infinito.

Il risultato è che la persona che sperimenta questo processo si carica di energia, assume un atteggiamento positivo e costruttivo, allena e sperimenta la creatività diventando un portatore di positività contagiosa e produttiva.
Il merito del Professionista Coach è quello di ricondurre alla semplicità -la forma più elevata della sofisticazione, invero, come diceva Leonardo da Vinci- il processo decisionale ed operativo, aumentando la confidenza dei singoli nelle proprie capacità e possibilità. Si moltiplicano così gli effetti positivi riscontrabili nella gestione quotidiana del business e, grazie al migliorato morale diffuso tra i membri dell’organizzazione, una ventata di sereno ottimismo comincia a fluire e il fatturato vola!

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