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Ecco perché dovresti permetterti di percepirti come meritevole – di Cristina Turconi

Incontro Paolo in una tiepida mattina di aprile davanti a un caffè.

È vestito di tutto punto, la camicia azzurra inamidata con la piega sulla manica perfettamente allineata, una leggera abbronzatura, il taglio dei capelli che sa di fresco e un sorriso un po’ forzato di chi ha scelto d’incontrarti ma non ha ancora ben capito se è stata una buona idea o no.
Iniziamo a conversare e a primo acchito lo percepisco come preciso, equilibrato, estroverso, uno con esperienza, uno stacanovista del lavoro, uno che ama fare e non ha paura ad accogliere le sfide. Un uomo con ancora tanta ambizione lavorativa da soddisfare a dispetto della sua seniority aziendale.
Incuriosita faccio qualche domanda in più su quello che sta vivendo professionalmente in questo momento, e quando inizia a raccontare, vedo che piano piano il suo sorriso si ammorbidisce in un sorriso caldo e sincero.
Mi metto in ascolto di quella storia che ho l’impressione stia raccontando più a se stesso che a me… una storia che si sta raccontando ormai da diverso tempo.
La sua narrazione non fa una piega, come la sua camicia perfettamente inamidata.
È un vissuto che più o meno ho già sentito raccontare da altri Executive.
A volte si tratta di una mancata promozione attesa, o dell’essere parcheggiati in una posizione di comodo, oppure l’azienda si sta riorganizzando e il lavoro potrebbe venire presto a mancare.
Il carico emotivo associato a queste storie è importante e impattante per chi ne è coinvolto e può assumere sfumature diverse: dal sentirsi amareggiati, arrabbiati, delusi, profondamente feriti o emotivamente segnati.

Il malessere diventa ancora più intenso per l’Executive di turno che è cresciuto in azienda e ha una lunga e consolidata mono-esperienza.
Paolo fortunatamente non ha il lamento facile, tende forse un po’ a nascondersi dietro al contesto, volendo giustificare la situazione contingente ma allo stesso tempo non ama rassegnarsi all’evidenza; ecco il motivo del nostro incontro.
Ha ben compreso che per navigare questo momento di impasse ha necessità di un supporto per meglio comprendere e capire come si sta muovendo in ambito lavorativo, quale impatto e risultati hanno le sue azioni, quali benefici e contributi può ancora portare al suo lavoro e su quale carriera professionale vale davvero la pena focalizzarsi, impegnarsi a costruire e vivere.
Sembra tutto chiaro, perfetto e lineare ma come spesso accade la paura di muovere quel primo passo, quel prendersi “fisicamente” l’impegno a lavorare su se stesso nella direzione della propria realizzazione professionale, spaventa e destabilizza.
E allora come è successo a Paolo, spesso ci si ferma, ci si blocca trincerandosi dietro alla scusa del “prendersi del tempo” per decidere… sperando invece che la situazione si possa risolvere da sola, prima o poi, come per magia.

Conosco molto bene questa paura, pervade ogni cellula del corpo impedendoti di prendere decisioni coraggiose e ti lascia poi lì a subirne le conseguenze per non averle prese. È una paura subdola, perché si cela dietro alle più sofisticate giustificazioni, infiocchettate da quelli che definisci come “dati oggettivi”, che abilmente la tua mente creativa riesce a produrre.
Perché è così difficile darti il permesso di lavorare nella direzione di ciò che è davvero importante per te?
A volte è più facile smettere di credere in te stesso e nei tuoi talenti, lasciarti boicottare o auto-sabotarti, conformarti al contesto e camminare rasente ai muri, piuttosto che rischiare di inseguire ciò che ritieni giusto per te, perché in realtà non credi di meritare qualcosa di più positivo ed appagante dal tuo lavoro. Il risultato è uno stato interiore che ti fa vivere come se il tuo valore di essere umano, dipendesse dal modo in cui gli altri reagiscono nei tuoi confronti.
Lasci che siano gli altri a decidere chi sei e quale ruolo serve occupare con la tua expertise in questo momento sul mercato.


Sentiti onesto con te stesso in merito a come ti percepisci attualmente, potresti non essere ancora consciamente consapevole di starti in qualche modo limitando.
A volte la paura del successo maschera il terrore del fallimento, l’ansia di non riuscire a raggiungere i tuoi obiettivi e a conseguire risultati positivi.
Se invece ti senti immeritevole o inadeguato, la paura di avere successo nel tuo lavoro potrebbe arrivare al punto tale da farti procrastinare i tuoi progressi, mantenendoti al livello più basso possibile di successo e realizzazione.
Meritarti di essere felice anche in ambito lavorativo è un cambio di paradigma coraggioso. Puoi imparare a costruire la tolleranza al successo e alla felicità, rafforzando la tua capacità di tenerlo sotto controllo senza cedere alla paura, ma senza il coraggio il processo di trasformazione non può neppure incominciare.
Sentirti degno di ricevere tutto il bello che la vita potrebbe offrirti implica allenare la fiducia e il credere profondamente, che a dispetto di qualsiasi situazione, puoi cavartela in quanto sei sempre sostenuto da quella stessa vita che scorre dentro di te e che fa battere il tuo cuore. 

Hai un corpo, una mente e un cuore e ogni momento è il momento giusto per scegliere di impegnarti a conquistare con tutte le tue forze il benessere lavorativo e la realizzazione professionale che desideri davvero per te.
Sono passati diversi mesi e non ho più avuto notizie di Paolo.
Ho provato a ricontattarlo un paio di volte telefonicamente ma ha scelto di non rispondere.
Ogni tanto mi soffermo a ripensare se stia ancora cercando delle giustificazioni per camuffare la paura, se ne sia rimasto intrappolato o se abbia invece consapevolmente scelto di rassegnarsi.
Eppure una parte di me non perde la speranza… in quanto quel luccichio che ho visto a sprazzi brillare nei suoi occhi, prometteva ancora tanto da offrire e da far fiorire.

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