Filosofia

FutureFly, con il suo «coaching per volare», affianca uomini e donne nel percorso di valorizzazione del proprio potenziale.

Il Coaching FutureFly

Utilizzo e combinazione delle metodologie di Coaching, Mentoring e Programmazione Neuro Linguistica (PNL).

Quando rivolgersi al coach

Ci sono molte ragioni per le quali una persona o un team possono scegliere di lavorare con un coach.

Eventi

Consulta gli eventi organizzati da FutureFly e dai suoi Partner, e tutte le Masterclass in programma.

Caro Manager,

sarà capitato anche a te, comprendere come sia difficile mettersi in gioco seppure ben si sa che razionalmente, questo sia il modo migliore per poter fare un passo avanti!
Personalmente, quando vivo delle situazioni che potrei definire ambigue o che comunque trovo ancora un po’ nebulose, mi sforzo di vedere la parte migliore e di trovare la soluzione utile, cercando di tener salda la posizione.
Avanzo con coraggio, cercando di far combaciare l’inutile al dilettevole, procrastinando la decisione di cambiare rotta e aspettando di avere le informazioni penso mi limitino il rischio di sbagliare di nuovo.
Procedo augurandomi che le cose migliorino e che ci succeda qualcosa di inaspettato che mi illumini e mi dico: qui, la situazione è ondivaga.
Ignoro che sto continuando al limite della mia area di confort con il “freno a mano tirato”.
Tanto è che, giusto per mantenere l’adrenalina, venerdì scorso sono inciampata su “un basello” e caduta pesantemente e rovinosamente “a pelle d’orso” …
Ma facciamo un passo indietro… Insieme con un mio caro amico, avevamo deciso di vederci venerdì per cena ed eventualmente proseguire la serata andando ad ascoltare musica dal vivo di un conoscente comune che non vedevo da anni. Avevo proposto un super ristorante e Il mio amico si è dimostrato entusiasta all’idea.
E’ venerdì e arrivata all’appuntamento, ricevo pure un super aperitivo di benvenuto!
Sono contenta e inizio a togliermi il pensiero della settimana appena trascorsa. Vista l’ora, volevo posticipare l’orario del ristorante, ma il mio amico dice che non è il caso, in effetti alla fine poco importava, per pochi minuti di ritardo ci avrebbero certamente aspettato.
Arrivati!
Non vedevo l’ora di gustarmi la cena e soprattutto la compagnia.
E’ stato un attimo e, mentre procedevamo a piedi verso l’ingresso del ristorante discorrendo amabilmente , ecco che un “basello trasversale alla strada nascosto nel buio più totale” di colpo si palesa alla punta dei miei piedi.
E’ il vuoto totale. Il nulla, sono in un volo che quelli proposti da FutureFly sono niente a confronto!
Mi riprendo lentamente, avvolta in una maschera di sangue e mentre sento forte il desiderio di addormentarmi ecco due mani che mi afferrano e mi girano delicatamente.
Una luce accecante. Passa del tempo e lentamente mi alzo, non capisco.
Non è niente diceva il mio amico, ora ghiaccio e aspettiamo
Ok mi riprendo dai, dico io
No no niente cena – dice lui – tanto abbiamo preso aperitivo.
Aspettiamo che ti riprenda e vediamo
Come ho fatto a rientrare a casa non lo so neanch’io
Cellulare scarico, auto riserva , ingresso in autostrada chiuso e per di più una volta rientrata c’era pure il cellulare del mio amico sul tappetino.
Fortuna che esistono le mail e sono riuscita ad avvisarlo.
Per me ora è importante il ghiaccio per la notte sulla faccia escoriata e il “gela bottiglie” infilato sul braccio con maglia inclusa (tanto da sola non riuscivo a togliermela).
E’ finalmente mattina. Mi alzo, controllo la situazione, mi scelgo 2 libri, infilo il carica-cellulare in borsa e mi avvio al Pronto Soccorso.
E’ la prima volta che vado al Pronto Soccorso per me.
6 ore in 2 passaggi: tac e raggi x cs:
1) tac alla testa, ore di osservazione e tutto nella norma
2) radiografia al braccio sinistro. Frattura composta al gomito per cui oggi, lunedì, ritornare per visita ortopedica per tutore o gesso
Ora mentre sono qui in attesa, mi chiedo se è una situazione per cui sia utile rivalersi su chi o cosa…
bla bla bla…
Ok, mi sono detta, che sia questo il punto ora importante per me?
Che sia invece ora di cambiare prospettiva?
Quante volte lo faccio sul mio lavoro e al lavoro di cambiare prospettiva?
Chi ha detto che su questa parte mia personale sia diverso?
Mi sono risposta d’accordo!
Avrei preferito fosse stato diverso, ma la realtà e il fatto, che sono io che sono caduta, resta.
Sì. Io sono caduta e sono io che “ci ho sbattuto la faccia”.
E subito ho aggiunto: che me ne faccio di sapere esattamente come è andataA cosa mi serve?
Mi serve nel momento in cui io possa trarne l’insegnamento di cui ho bisogno.
D’accordo Lorena quel momento è arrivato, usalo!
E così io ho iniziato a fare ciò che faccio con i miei clienti e, pensandomi come la mia miglior cliente, ho proceduto come segue:
Ok e come posso fare?
Cosa sai fare?
Posso farmi domande!
Che domande potresti farti?
Beh per esempio mi chiederei: Se questa situazione che sto vivendo potesse darmi un messaggio che messaggio sarebbe.
Ok e allora?
Allora mi sono risposta che effettivamente è arrivato il momento di fare un cambio di paradigma, vedere la realtà da un questo nuovo punto di vista e fare un passo avanti.
“Metterci la faccia” è stato per me doloroso, ma illuminante.
Illuminante per capire perché a volte ci circondiamo di persone che pensiamo si siano disposte a mettersi in gioco con noi e per noi così come noi sappiamo metterci in gioco per loro.
Nella realtà siamo diversi e le reazioni che abbiamo sono diverse a prescindere dell’amore che nutriamo.
Capita che anche le più care scappino e fatichino a mettersi in gioco veramente, scegliendo la strada più facile, gli impegni pregressi o la loro oggettività.
Chissà quante volte l’ho fatto anch’io senza saperlo veramente!
Grazie del tuo ascolto scoprire questa è una nuova parte di me e stato davvero illuminante.
Se è stato per duro capire che l’amicizia è un impegno talvolta difficile da mantenere soprattutto in questi momenti, figuriamoci al lavoro!
Per cui chiediti, fatti domande o fattele fare da un esperto, almeno per il tuo lavoro, soprattutto sei vuoi accelerare i tuoi processi. Probabilmente anche tu soprattutto al lavoro ne hai viste di tutti i colori. Sai quante volte avrei voluto anch’io qualcuno di fiducia con cui confrontarmi liberamente in uno spazio sicuro?
Probabilmente è anche per questo che faccio ciò che faccio e il mio team con me!
Mettersi in gioco a rischio di sbatterci la faccia! – di Lorena Bullo

Su di me

Lorena Bullo

Executive Coach

Ho costruito la mia esperienza nell’ambito delle attività HR all’interno di Accenture, Eric Salmon & Partner, Sillor Consulting e TPC Leadership. Per TPC Leadership sono consulente per la leadership e la strategia di organizzazione aziendale, svolgendo attività di Executive Coaching. Faccio leva sulla «potenza dolce» della Programmazione Neuro Linguistica (PNL) e, per raggiungere il risultato concordato con il Coachee, integro ai modelli e princìpi del Coaching classico e della Formazione Comportamentale l’esperienza professionale. Il mio ruolo è quello di accompagnare le persone e aiutarle a collegare i punti tra «la situazione attuale» e «il risultato possibile» nel prossimo futuro, nel pieno rispetto e nella massima riservatezza.

«Il coaching è l’arte di facilitare lo sviluppo, l’apprendimento e la performance di un altro» – Myles Downey

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«I risultati ci permettono di sapere dove siamo rispetto l’obiettivo. Fermati un attimo. Dai un occhio. Correggi se necessario, e poi vai avanti» – Yaron Golan

Panoramica del Metodo FutureFly

Incontro conoscitivo


Conferma degli accordi di lavoro, impegno temporale, logistica e pianificazione del percorso.

I Sessione di Coaching


Definizione obiettivo meta e criteri di valutazione per la misurazione dei risultati finali.

II, III, IV Sessione


Tema e obiettivo di sessione.
Analisi della realtà, opzioni risolutive, piano d’azione con i prossimi passi.
Verifica della situazione e valutazione dei risultati ottenuti rispetto alla I sessione.

V, VI e VII Sessione


Tema e obiettivo di sessione.
Analisi della realtà, opzioni risolutive, piano d’azione con i prossimi passi.

VIII Sessione


Tema e obiettivo di sessione.

Analisi della realtà, opzioni risolutive, piano d’azione con i prossimi passi.

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Sono un Coach Professionista dalla Federazione Internazionale di Coach (ICF) accreditato con il livello di Professional Certified Coach (PCC).
Il mio ruolo è quello di accompagnare le persone e aiutarle a collegare i punti tra «la situazione attuale» e «il risultato possibile» nel prossimo futuro, nel pieno rispetto e nella massima riservatezza. Le Sessioni hanno una durata di 90 minuti e possono, su rchiesta, essere sviluppate anche via Skype.

http://www.future-fly.com/
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Testimonianze

Caro Manager,

sarà capitato anche a te, comprendere come sia difficile mettersi in gioco seppure ben si sa che razionalmente, questo sia il modo migliore per poter fare un passo avanti!
Personalmente, quando vivo delle situazioni che potrei definire ambigue o che comunque trovo ancora un po’ nebulose, mi sforzo di vedere la parte migliore e di trovare la soluzione utile, cercando di tener salda la posizione.
Avanzo con coraggio, cercando di far combaciare l’inutile al dilettevole, procrastinando la decisione di cambiare rotta e aspettando di avere le informazioni penso mi limitino il rischio di sbagliare di nuovo.
Procedo augurandomi che le cose migliorino e che ci succeda qualcosa di inaspettato che mi illumini e mi dico: qui, la situazione è ondivaga.
Ignoro che sto continuando al limite della mia area di confort con il “freno a mano tirato”.
Tanto è che, giusto per mantenere l’adrenalina, venerdì scorso sono inciampata su “un basello” e caduta pesantemente e rovinosamente “a pelle d’orso” …
Ma facciamo un passo indietro… Insieme con un mio caro amico, avevamo deciso di vederci venerdì per cena ed eventualmente proseguire la serata andando ad ascoltare musica dal vivo di un conoscente comune che non vedevo da anni. Avevo proposto un super ristorante e Il mio amico si è dimostrato entusiasta all’idea.
E’ venerdì e arrivata all’appuntamento, ricevo pure un super aperitivo di benvenuto!
Sono contenta e inizio a togliermi il pensiero della settimana appena trascorsa. Vista l’ora, volevo posticipare l’orario del ristorante, ma il mio amico dice che non è il caso, in effetti alla fine poco importava, per pochi minuti di ritardo ci avrebbero certamente aspettato.
Arrivati!
Non vedevo l’ora di gustarmi la cena e soprattutto la compagnia.
E’ stato un attimo e, mentre procedevamo a piedi verso l’ingresso del ristorante discorrendo amabilmente , ecco che un “basello trasversale alla strada nascosto nel buio più totale” di colpo si palesa alla punta dei miei piedi.
E’ il vuoto totale. Il nulla, sono in un volo che quelli proposti da FutureFly sono niente a confronto!
Mi riprendo lentamente, avvolta in una maschera di sangue e mentre sento forte il desiderio di addormentarmi ecco due mani che mi afferrano e mi girano delicatamente.
Una luce accecante. Passa del tempo e lentamente mi alzo, non capisco.
Non è niente diceva il mio amico, ora ghiaccio e aspettiamo
Ok mi riprendo dai, dico io
No no niente cena – dice lui – tanto abbiamo preso aperitivo.
Aspettiamo che ti riprenda e vediamo
Come ho fatto a rientrare a casa non lo so neanch’io
Cellulare scarico, auto riserva , ingresso in autostrada chiuso e per di più una volta rientrata c’era pure il cellulare del mio amico sul tappetino.
Fortuna che esistono le mail e sono riuscita ad avvisarlo.
Per me ora è importante il ghiaccio per la notte sulla faccia escoriata e il “gela bottiglie” infilato sul braccio con maglia inclusa (tanto da sola non riuscivo a togliermela).
E’ finalmente mattina. Mi alzo, controllo la situazione, mi scelgo 2 libri, infilo il carica-cellulare in borsa e mi avvio al Pronto Soccorso.
E’ la prima volta che vado al Pronto Soccorso per me.
6 ore in 2 passaggi: tac e raggi x cs:
1) tac alla testa, ore di osservazione e tutto nella norma
2) radiografia al braccio sinistro. Frattura composta al gomito per cui oggi, lunedì, ritornare per visita ortopedica per tutore o gesso
Ora mentre sono qui in attesa, mi chiedo se è una situazione per cui sia utile rivalersi su chi o cosa…
bla bla bla…
Ok, mi sono detta, che sia questo il punto ora importante per me?
Che sia invece ora di cambiare prospettiva?
Quante volte lo faccio sul mio lavoro e al lavoro di cambiare prospettiva?
Chi ha detto che su questa parte mia personale sia diverso?
Mi sono risposta d’accordo!
Avrei preferito fosse stato diverso, ma la realtà e il fatto, che sono io che sono caduta, resta.
Sì. Io sono caduta e sono io che “ci ho sbattuto la faccia”.
E subito ho aggiunto: che me ne faccio di sapere esattamente come è andataA cosa mi serve?
Mi serve nel momento in cui io possa trarne l’insegnamento di cui ho bisogno.
D’accordo Lorena quel momento è arrivato, usalo!
E così io ho iniziato a fare ciò che faccio con i miei clienti e, pensandomi come la mia miglior cliente, ho proceduto come segue:
Ok e come posso fare?
Cosa sai fare?
Posso farmi domande!
Che domande potresti farti?
Beh per esempio mi chiederei: Se questa situazione che sto vivendo potesse darmi un messaggio che messaggio sarebbe.
Ok e allora?
Allora mi sono risposta che effettivamente è arrivato il momento di fare un cambio di paradigma, vedere la realtà da un questo nuovo punto di vista e fare un passo avanti.
“Metterci la faccia” è stato per me doloroso, ma illuminante.
Illuminante per capire perché a volte ci circondiamo di persone che pensiamo si siano disposte a mettersi in gioco con noi e per noi così come noi sappiamo metterci in gioco per loro.
Nella realtà siamo diversi e le reazioni che abbiamo sono diverse a prescindere dell’amore che nutriamo.
Capita che anche le più care scappino e fatichino a mettersi in gioco veramente, scegliendo la strada più facile, gli impegni pregressi o la loro oggettività.
Chissà quante volte l’ho fatto anch’io senza saperlo veramente!
Grazie del tuo ascolto scoprire questa è una nuova parte di me e stato davvero illuminante.
Se è stato per duro capire che l’amicizia è un impegno talvolta difficile da mantenere soprattutto in questi momenti, figuriamoci al lavoro!
Per cui chiediti, fatti domande o fattele fare da un esperto, almeno per il tuo lavoro, soprattutto sei vuoi accelerare i tuoi processi. Probabilmente anche tu soprattutto al lavoro ne hai viste di tutti i colori. Sai quante volte avrei voluto anch’io qualcuno di fiducia con cui confrontarmi liberamente in uno spazio sicuro?
Probabilmente è anche per questo che faccio ciò che faccio e il mio team con me!
Mettersi in gioco a rischio di sbatterci la faccia! – di Lorena Bullo

Ho iniziato a lavorare a 19 anni e il desiderio più grande che avevo, era dimostrare a me stessa e al mondo che ero in grado di fare bene ciò che mi veniva affidato. Oggi lo tradurrei come volontà di realizzare quotidianamente il mio meglio.

Si, mi piace lavorare consapevole di produrre il valore quotidiano* che voglio. È come essere consapevole che posso aggiungere alla ricchezza prodotta ieri, quella che produco oggi in virtù di quella che ormai so che sarà anche meglio prodotta domani.
Ma non è sempre stato così, più volte sono inciampata nella corsa contro il tempo, rischiando davvero di soccombere in questa stupida guerra immaginaria. Per cui, posto il fatto che ero in tempo di pace, bisognava che trovassi il modo per non lasciarmi prendere dal tempo e riuscire a focalizzarmi su ciò che c’era da fare.
NO, trappolone! Focalizzarmi su ciò che c’era di davvero importante per me.
Ma come posso fare? So che molti si focalizzano con la meditazione, ma io con la meditazione mi addormento! E allora come posso fare? Beh, nel mio lavoro farei delle domande, ottimo!
Non vedo l’ora che sia mattina. Sì, la mattina è il momento migliore.
È mattina, vado in bagno e, finita la doccia, mentre mi lavo i denti mi chiedo: “Se fossi oggi al posto del mio miglior cliente, cosa avrei bisogno di ricevere per sentirmi davvero carica e stimolata a dare anch’io, come cliente, il meglio di me in questo lavoro insieme?” E continuo a lavarmi i denti fino a quando non mi viene l’illuminazione!
Si, sono proprio soddisfatta perché come per magia trovo il tempo per essere concentrata su me stessa, portare nuovo valore al lavoro della giornata e senza per questo tralasciare il mio benessere fisico.
Passa un mese e mi accorgo che la strategia si stava rivelando un disastro e la questione andava rivista, perché sebbene riuscissi a farmi le domande e darmi le risposte che volevo, di fatto i miei tempi al bagno si erano prolungati a dismisura e quando aprivo l’agenda, mi venivano i capelli lisci al solo pensiero di dover posticipare tutti gli appuntamenti già fissati. (Manco fossero state le tessere mobili del gioco del 15!*)
Prima di addormentarmi quella sera anticipai la sveglia e la mattina aggiunsi al tempo dei denti anche il tempo, per me magico, riservato esclusivamente alla doccia, ma neanche questa soluzione mi diede il risultato atteso. Era diventato un esercizio livello di difficoltà massima, impossibile da realizzare in una manciata di minuti.
Non riuscivo a trovare la soluzione che volevo. Capivo solo che dovevo smetterla di correre per focalizzarmi sul valore del mio lavoro giornaliero, ma i risultati sperimentati fino a quel momento erano devastanti e il mio entusiasmo ne usciva praticamente a pezzi. Non volevo mollare e, soprattutto, non avevo alcuna voglia di meditare. Quando ho iniziato a capire quello che era importante per me al lavoro e sperimentare modelli di efficacia personale, avevo trent’anni e la meditazione era totalmente estranea alla mia modalità di apprendere.
Nella mia idea, la meditazione era stata posta nell’insieme delle altre attività che reputavo statiche e poco affini alla mia attitudine del momento, anche se ne riconoscevo le benefiche doti soporifere. Morfeo ne sarebbe stato contento perché quando venivo presa dalla corsa matta, fuggivo anche dalle sue soffici braccia (almeno è così che me le immagino).
Avevo giusto capito che avevo bisogno di trovare il modo per connettermi con il mio centro (che per me è l’anima) per riuscire a trovare gli elementi importanti da portare come me (la capacità di ascoltare il cuore, oltre che la mente, lo spirito e il resto del corpo) nella corsa del giorno, ma non sapevo più quale soluzione adottare.
Stavo per abbandonare l’idea quando mi sono ricordata di Mark Hughes (fondatore di Herbalife) che diceva qualcosa come “se non riesci a vedere il grande successo che arriva, usa i miei occhi”.
Misi i suoi occhi, guardai e vidi che non era una questione di tempo legato alla risposta, ma di sapersi dare il tempo di porsi la domanda perché la risposta sarebbe arrivata nel tempo giusto.
Ora medito e prego pure con piacere. Abbi Fiducia e Fede che Funziona!
Grazie, a presto Lorena
Uno speciale ringraziamento per questo articolo a @Giusi Restivo che mi ha ispirata e accompagnata fino alla stesura finale del testo proposto. Grazie!
 
*Il valore del giorno è quella specifica nota profumata di colore di qualità che una volta identificata e prodotta nel mio lavoro, mi permette la soddisfazione che voglio per realizzare anche oggi il mio miglior capolavoro (mi piace pensare che il mio più grande capolavoro di vita sia fatto di tanti piccoli capolavori quotidiani).
 
**Classico Rompicapo classico creato nel 1874 da Noyes Palmer Chapman, molto in voga in Italia negli anni ’80. Si tratta di ordinare dall’1 al 15 tessere numerate scorrono in una scacchiera 4×4 grazie ad una posizione vuota (la 16).

 

Abbi Fiducia e Fede, vedrai che funziona! – di Lorena Bullo –

Nel 2008 mi sono creata il profilo LinkedIn, poi negli anni successivi Facebook, Twitter e in fine Instagram…
Ma cosa ci faccio con tutti questi social?
Per lungo tempo sono stata un utente passivo… osservavo, leggevo, cercavo informazioni ma poco o mai postavo contenuti, poi nel 2014 sono entrata ufficialmente nel mio attuale ruolo di Recruiting & Employer Branding Manager e mi sono detta che sarebbe stato assolutamente necessario iniziare ad utilizzare attivamente almeno LinkedIn.
Di fatto con grande fatica e sforzo ho iniziato a riflettere su quali contenuti selezionare e con ancora più sforzo ho iniziato a sfidare la mia “timidezza digitale”. Che fossi una timida nel mondo reale questo già lo sapevo da diversi anni… ma ora mi stavo rendendo conto che questo tratto caratteriale su cui avevo lavorato parecchio ottenendo anche qualche discreto risultato nel mondo reale, mi si riproponeva di nuovo in versione digital e social. Questa timidezza tutto d’un tratto si presentava come una difficoltà a trovare contenuti che fossero sufficientemente (valutazione ovviamente tutta mia) interessanti tanto da dover essere condivisi. E ancora si proponeva con un vago pensiero del tipo “ma ora come ne parlo, con che stile, con che tono, in che modo”. A questo si aggiungeva la consapevolezza che esistono delle regole e dei modi che chi dei social ne fa il proprio mestiere conosce molto bene. Mi risuonavano nella mente regole tipo “non rilanciare un contenuto senza aggiungere il tuo personale pensiero”, “sii autentico e scrivi cosa provi e cosa pensi davvero tu”, “trasmetti emozioni”, “trasmetti spontaneità”…. Insomma una serie di suggerimenti che più che aiutarmi a trovare lo slancio e la spontaneità mi rendevano il tutto molto artefatto, una sorta di richiamo markettaro a cui la mia natura continuava a resistere!
Poi un bel giorno ho iniziato a scrivere qualcosa… poi da poche parole a qualche frase, poi da qualche frase ad un invito o semplicemente un breve accenno alle attività in corso ed ecco che velocemente i post sono diventati informativi, celebrativi, partecipativi e tanto altro in funzione dei diversi momenti e contenuti da veicolare, ma soprattutto sono diventati parte integrante della mia normale attività lavorativa. Mi riferisco a Linkedin però… gli altri social ancora attendono che arrivi il loro momento che forse non arriverà mai.
Il punto vero è trovare il proprio modo, il proprio equilibrio e il proprio stile in funzione di chi sei e cosa fai e superare quella remora che per noi timidi digitali esiste e capire che a qualcuno là fuori, nel mondo digitale e social, può davvero interessare ciò che abbiamo da dire oggi!
Questo per dire che va sfidata anche la nostra “confort zone digitale”, al fine di apprendere nuovi comportamenti ed aumentare la propria efficacia comunicativa!
Io sono una timida digitale e tu? – di Annamaria Poletti

È innegabile.

Il mercato (sì, anche quello del lavoro) è radicalmente cambiato: parola di millennial.
Che ne sa un millennial del mercato del lavoro?
Nulla. Io faccio parte di quella generazione “bruciata”, entrata nel mondo del lavoro all’inizio della peggior crisi economica dell’ultimo secolo.
Faccio parte di quella generazione cresciuta a suon di “studia così ti trovi un buon lavoro” ma poi “non c’è lavoro, però dovresti accettare questo fantastico stage per fare esperienza, perché quello che hai studiato non serve niente nel mondo vero“.
Fresco di laurea, pronto a iniziare un percorso lavorativo, me ne sono uscito dall’università già ben consapevole che la mia situazione fosse di un colore leggermente diverso dal proverbiale roseo.
Hai presente il bi-pensiero orwelliano?
Intendo la simultanea consapevolezza che la bottiglia sia-e-non-sia sul tavolo e la contemporanea accettazione di entrambe le verità.
Ecco: questo è lo stato d’animo del tipico millennial italiano.
Sa di essere innegabilmente messo molto male ma, nel contempo, crede che non debba per forza essere così.
Quindi ci si sbatte, tra stage che assomigliano più al lavoro vero (guai però a chiedere soldi!), e offerte di lavoro vero che assomigliano più a stage con rimborso spese (che certi “fenomeni” ti chiedono addirittura di fatturare, aprendo la tua bella e falsa partita iva).
Ma sai che c’è? Il tipico millennial italiano, in questa situazione, si trova nel suo habitat naturale.
Sì, certo, la leggenda narra che una volta esistesse il mitologico POSTO FISSO… che però, per noi, è sullo stesso piano dei Supersayan e dei Draghi dei Targaryen.
Quindi testa bassa e via con la prostituzione professionale.
Ma che succede quando è un cinquantenne, magari manager, a ritrovarsi a nuotare nell’italico stagno lavorativo in cui sguazzano i millennials?
Apocalisse.
Prima c’è lo sdegno per essere stati cacciati dall’azienda in cui ha lavorato per venticinque anni.
Poi c’è la negoziazione della miglior buona uscita possibile, a ‘mo di iniezione di morfina.
E poi arrivano le crisi di identità.
Sì, proprio quelle.
Perché il cinquantenne, nel suo lavoro ha la sua identità: hai mai fatto caso che alla domanda “chi sei?”, 8 su 10, ti rispondono con il proprio job title?
E sai perché succede questo?
Perchè il tipico manager cinquantenne italiano considera la formazione come un onere rigorosamente a carico dell’azienda, non ha tempo da dedicare allo sviluppo delle proprie soft skills, ma soprattutto… ritiene che la responsabilità delle sue sciagure sia da ricercare al di fuori di sé.
La colpa è del mercato, della crisi, del governo e dei due leocorni.
Recentemente, parlando con un manager italiano ad alti livelli di una multinazionale tedesca (che peraltro sta tagliando pesantemente sul personale), sono stato colpito da una frase: 《Ho appena ottenuto una promozione e ultimamente il lavoro sta andando alla grande. Di solito, quando le cose funzionano per un bel periodo, c’è da aspettarsi nel breve termine un bel giro di vite. Per questo mi sono iscritto a 18 mesi di [corso di formazione], così quando arriverà il momento, potrò puntare alla Dirigenza》.
In previsione degli inevitabili tagli, si sta (ancora!) formando, non tanto per sopravvivere ma per ottenere una promozione.
Quando si dice affilare la lama in tempo di pace.
Infatti, tutto sta nell’approccio che si decide di adottare.
Partiamo dal presupposto che cercar lavoro, oggi, è terribile.
Per questo serve rovesciare il discorso: non cercare lavoro, ma lavorare per farti trovare da esso.
Come?
È più facile di quanto pensi, e per di più (stacchetto pubblicitario!) in cinque comodi punti:
  1) non sottovalutare le tue soft-skills: tutti siamo “studiati”, tecnicamente preparati in ciò che facciamo.
Per non essere considerati soltanto in funzione della preparazione tecnica è fondamentale lavorare ai fianchi, portando con sé uno zaino pieno di abilità collaterali capaci di porci su un livello diverso rispetto agli altri professionisti con cui, prima o poi, ci troveremo a confrontarci;
  2) sii sempre nella condizione di valutare nuove opportunità: non sai come esse ti si presenteranno dinnanzi, ma puoi metterti in tutte quelle situazioni che ne favoriscono la fioritura.
Eventi, e aperitivi di networking sono una vera miniera, non tempo perso… sfruttala!
Se ti promuovi mentre non stai cercando lavoro, sarai più forte e potrai davvero scegliere solo il meglio per te;
  3) non essere il migliore! Le risorse e le energie necessarie a primeggiare in qualsiasi contesto sono immense e sempre insufficienti. È sufficiente diventare, ogni giorno, sempre più bravo in qualcosa di ben specifico.
Formati continuamente, seguendo i trend del mercato e le tue curiosità, ascolta podcast in grado di darti valore, prevedi nel tuo budget la partecipazione ad almeno un corso di formazione all’anno;
  4) posizionati definendo la tua identità professionale: cosa fai? per chi lo fai? in che modo? E comunicalo!
  5) dai valore: puoi aiutare un tuo contatto in qualche modo? Fallo. Non chiederti cosa puoi ottenere dalla tua rete di contatti. Chiediti come puoi offrir loro del valore.
Ciò che ti tornerà indietro è sproporzionatamente più grande.
In conclusione: che ne sa un millennial del mercato del lavoro?
Nulla.
Però, caro mio, dubito che tu che mi leggi ne sappia qualcosa in più di me, indipendentemente da quanto in alto tu sia nella tua piramide aziendale.
La verità è che è un caos.
In un mercato in cui l’unica certezza è l’assenza di certezze, resta solo una cosa da fare: essere certi di poterla sempre spuntare in virtù del valore che possiamo apportare.
Sei tu che offri la tua professionalità, le tue abilità e il tuo tempo: più queste sono di qualità, meno dovrai preoccuparti di cercare lavoro.
Le aziende ti “offrono” solo la possibilità di produrre per loro una quantità di denaro che supera di dieci volte il tuo stipendio. Eppure gli annunci di lavoro si chiamano “offerte”…
Investi su di te… e non farti fregare!
Hey tu, manager! Hai mai provato a farti cercare dal lavoro? – di Nicola Fidenzio
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